Storia della scuola

La nostra scuola

 La nostra scuola, l’Elementare “Cinque Giornate” di V.le Mugello, è un bell’edificio risalente agli anni Venti dello scorso secolo; molte generazioni di questa zona, perciò, l’hanno frequentata ed amata…come me.

Pochi però sanno che questo elegante palazzo dall’aria tranquilla nasconde qualche piccolo segreto, assieme ad inaspettate radici storiche.

Dove oggi si trovano via Cipro e la scuola media, sorgeva un tempo la villa suburbana di Don Ferrante Gonzaga, il governatore spagnolo di Milano.Essa, costruita nel Cinquecento, doveva essere bella, ornata di colonnati ed affreschi, circondata da un vasto roseto e da altre graziose costruzioni.

Ahimè, tutto questo non la salvò dalla distruzione, all’inizio del Novecento; salvo la Senavra, sorta alla fine del Seicento, nulla rimase a testimoniare l’antico splendore…

Eppure…

Tutto cominciò quando il Custode della nostra scuola mi raccontò che, ovunque si scavasse nel giardino nord, dal terreno emergevano mattoni, non sparsi a caso come macerie, ma disposti ordinatamente.

Un pavimento a 30 cm di profondità sotto un giardino?

Non era finita: i miei scolari, mettendo a dimora fiori ed alberelli, trovavano e mi portavano oggetti strani, come maniglie e chiavi di ferro corroso, mattoni ancora collegati con la malta e perfino frammenti di un bel marmo rosso variegato e di calcare conchiglifero rosa.Cosa giaceva là sotto?

Con la classe, iniziai una piccola ricerca storica, ma non era facile: qualche frammento di documentazione fu trovato in una vecchia pubblicazione di Zona 11, che ci portò ad un libro di Gerosa Brichetto sulla storia della Senavra.

I bambini ne furono affascinati e si trasformarono in tanti piccoli archeologi, che cercavano e catalogavano i poveri frammenti del passato; ne nacque anche un giornalino scolastico.

Il bello, però, doveva ancora venire.

In Segreteria, presi a prestito le grandi planimetrie della scuola, più che altro per conoscerla meglio; in parte, date le dimensioni, le fotocopiai, per studiarle a casa con calma.Fu allora che, osservando l’angolo nord-ovest dell’edificio nelle due carte del pianterreno e del seminterrato, ebbi la sensazione di un’anomalia, della quale all’inizio non mi ero resa conto.

Nel sotterraneo appariva, tanto chiara quanto inspiegabile, una stanza, sporgente rispetto alla pianta di tutto l’edificio, che non aveva alcuna corrispondenza nell’alzato; tutta la scuola ha una struttura a castello, con cortile centrale; ad ovest vi sono le palestre; a nord c’è solo il giardino. Sottoterra la pianta interna è più complessa, ma occupa la stessa area dei piani superiori…

Dov’è finita quella stanza?

Chiaramente, era (o è?) sotto il giardino. Ora è del tutto inaccessibile: le due porte, che la collegavano alle altre stanze, sono scomparse; quell’angolo del seminterrato, a parte una bizzarra struttura tipo camino, non reca traccia alcuna.

La planimetria che mostra la stanza scomparsa appare più vecchia delle altre: è una pallida eliografia, copia di una carta che ha lasciato chiare tracce del suo supporto telato;la misteriosa stanza vi appare ben delineata, con le porte e forse una finestra o nicchia, ma è incompleta, tagliata da una linea obliqua.

Questa, stranamente, ha una sua corrispondenza: il confine fra la Senavra e una proprietà indicata con la parola “marchese”, in una carta settecentesca.Coincidenza?

Ancora: la stanza appariva esattamente di fronte a una della Senavra stessa, con finestre allineate e medesima elevazione; erano forse collegate?Cosa c’era prima della scuola?Quest’ultima sorge forse sui resti di qualcosa di molto più antico?

E, se non è così, chi ha costruito una stanza per poi lasciarla incompleta o distruggerla?

Il locale è stato forse volutamente nascosto? Se è così, perché?

Risalendo dai sotterranei, la bella scuola appare così nitida e solare che i tanti interrogativi sembrano un po’ romanzeschi; eppure esistono e sono fondati; fanno parte di quella “storia piccola” che appartiene a tutti noi e che rende affascinante, come per i bambini, anche il rugginoso frammento emerso dall’aiuola di fiori.

Patrizia Longo